Il Monumento salvato.

Nel corso del lungo medioevo della Sicilia feudale, appena scalfito dal Rinascimento, l’importanza economico-strategica delle fortificazioni inespugnabili andò gradatamente attenuandosi dopo l’insediamento del governo spagnolo nell’isola. Così le varie rocche fortificate del messinese caddero in rovina alcuni secoli or sono, i paesi della montagna rimasero piccoli e poveri, e di quei castelli, dove non si era impiantata una residenza aristocratica, restano adesso soltanto mura monche in località inaccessibili.

Montalbano è l’eccezione a questa regola. Il Monumento è rimasto integro e al riguardo  deve considerarsi decisiva l’opera di restauro fatta dal Comune nel 1980 con la quale fra l’altro fu ricostruita la copertura, consentendo la fruizione del castello. Quel restauro del castello ha ridato immagine e identità al paese e un punto di riferimento storico culturale alla comunità.

Il gran fortilizio quadrato domina il paese, serrato da un agglomerato urbano di tessuto medioevale, irregolare e tortuoso secondo l’orografia del promontorio roccioso su cui è piazzato.

 

Quando venne costruito il castello.

Il castello di Montalbano non sorse come gli altri per necessità esclusivamente militari, esso è l’unico esempio superstite in Sicilia di un palazzo reale trecentesco e sorprende che questa sua particolare tipologia non sia ancora fissata in uno studio architettonico del monumento.

I vari storici hanno scritto del castello ma per singoli aspetti, il Bottari ne ha parlato per sostenere la tesi che la cupola della cappella reale è un esempio tardivo della tradizione bizantina e l’Agnello si occupa di Montalbano perché essa fu uno dei centri della rivolta guelfa del 1232 contro Federico II, e la rappresaglia imperiale dovette essere violenta, seguita dalla deportazione nella nuova città di Augusta.

Non è mai stato fatto lo studio sulle fasi costruttive del castello per distinguerne le parti normanne, sveve, aragonesi, per cui se il palazzo trecentesco appare costruito secondo un preciso unitario progetto, lo stesso non può dirsi per la rocca superiore che è ben più antica, ma che è un’opera militare della quale non è facile proporre la sua datazione su elementi stilistici.

Un dato storico certo sull’età del castello è la concessione della Contea di Montalbano a Bonifacio Lancia, zio materno di re Manfredi, nel 1262, il che testimonia l’esistenza del castello prima di quella data.

D’altro lato, dal punto di vista architettonico la pianta dell’intero complesso fa ritenere che il corpo superiore del castello sia preesistente alle mura sottostanti. Senza dubbio, fra la piccola fortezza piazzata sulla roccia e il palazzo reale sottostante vi è stato un riuscito tentativo di sutura tra fabbriche differenti per destinazione e per epoca.

Appare, quindi, fondato il racconto storico di una Torre costruita nell’anno 810, un suo ampliamento da parte dei normanni nell’anno 1070, la costruzione della roccaforte sul costone superiore, unitamente alla sottostante muraglia di cinta, da parte di Federico II svevo intorno al 1210, e, successivamente, fra il 1290 ed il 1302 la sistemazione del maniero a castello palazzo, con apertura di finestre nella muraglia, da parte di Federico II d’aragona, che ne fece la sua regia aedes.    

 

Lo stile architettonico e l’età del castello.

Un gruppo di tecnici regionali, basandosi sulla consultazione di una ricca bibliografia, sullo studio di documenti e attraverso rilevamenti sui luoghi, redasse diverse diecine di anni addietro uno studio sul castello di Montalbano, che riteniamo utile seguire nella nostra esposizione. 

 

La fortezza con la torre posta sulla parte superiore del castello è fondata su un roccione calcareo situato quasi al vertice della cima su cui è piazzato il paese: la fabbrica si estende approssimativamente in direzione nord-sud, bloccata alle estremità da due torrioni ridotti oggi quasi alle sole fondamenta.

A nord era chiusa da una robusta torre pentagonale, abbattuta nel 1912 ( lo Straforello nella sua “Sicilia” del 1893 la ricorda ancora), perché ritenuta di pericolo per le case sottostanti appartenenti a alcuni borghesi influenti nell’amministrazione locale. Secondo le testimonianze storiche, la torre era alta 15 metri con terrazza a cupola e merlatura, aveva lo spessore del muro alla base un pò inferiore a quello degli edifici duecenteschi ( m.1.50 invece di m.2), il pentagono era a lati irregolari.  A sud  è bloccata da un’altra torre, quadra, di m. 7,80 per lato, ridotta ad un moncone.

 

Le altre fabbriche del castello risalgono indubbiamente a Federico II d’Aragona, come ricorda il Fazello “ Mons Albanus est oppidum a Frederico II Siciliae rege conditum, et muro cinctum, ubi et regias aedes lapide quadrato conspicuas a fundamentis erexit”.

La data dei lavori al castello, dev’essere sicuramente anteriore al 1311, data della morte di Arnaldo da Villanova, medico del re, che secondo gli storici del tempo fu sepolto nel castello insieme alle sue ricette incise su lastre di piombo. A giudicare dalle fonti, riprese da Vito Amico, il castello sarebbe stato per Federico d’Aragona un soggiorno di riposo, per curarsi dalla gotta con le acque della sorgente di Tirone e l’aria di montagna.

La pianta regolare su tre lati del castello ingloba a nord la fortezza militare (normanno-sveva) già descritta, la quale sporge tanto in altezza che in aggetto come uno sprone dal parallelepipedo regolare della fabbrica aragonese.

All’esterno il castello palazzo si presenta con le sue pareti a cortina continua: la scarpa leggermente aggettante piantata sulla roccia, solcata ad intervalli regolari da feritoie, il piano nobile con grandi finestre quadre dagli stipiti rilevati in pietra da taglio, sormontato da un robusto cornicione nello stesso materiale che funge da marcapiano per il camminamento di guardia con la sua merlatura dotata di feritoie centrali.

Sul fianco posteriore (nord) il castello si raccorda direttamente al masso sul quale è piazzato la fortezza dalle due torri. Questa quasi si allinea al palazzo sul fianco est per cui, da questo lato, il muro dello stesso si prolunga direttamente sino ad innestarsi nella roccia, mentre a nord-ovest  vi è bisogno di un altro sbarramento a settentrione che serri lo spazio fra palazzo e fortezze.

Su questo muro nord si apre una grande porta ogivale con trabeazione da cui si accede al cortile del castello. Per misura (m.2,41 per m.4,52) essa è più importante di quella che si apre sul fianco sud ed è anche più munita in quanto essa veniva a trovarsi fuori del perimetro del borgo murato. La protegge dall’alto con strapiombo di 15 metri la fortezza superiore e un gruppo di quattro feritoie sul muro nord con larga strombatura interna oltre alla consueta merlatura attorno al cammino di ronda. Si tratta di una porta dal vano alto, adatto agli ingressi di armigeri montati; è lavorata finemente in pietra da taglio come tutte le altre del castello, il suo modello trecentesco caratterizzato dalla trabeazione sulla quale s’erge l’ogiva.

Girando attorno al castello avremo poi il fianco ovest, il più lungo fra tutti, con 34 merli, 8 finestre, 17 feritoie e un ingresso murato; segue il fronte principale verso il paese con 15 merli, 8 finestre, 15 feritoie ed una porta ogivale trabetata attraverso la quale il castello comunicava col borgo murato; infine il fianco est con 15 merli (il cammino di ronda prosegue anche in quella parte di muro innestata al masso centrale), 4 finestre, 11 feritoie.

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